Comala: il Comune riconosca il valore sociale e non si fermi alla formalità di un bando

La CGIL Torino esprime forte preoccupazione per quanto sta accadendo attorno agli spazi del Comala di corso Ferrucci, per oltre quindici anni luogo di aggregazione giovanile, presidio culturale riconosciuto, esperienza di auto-organizzazione e punto di riferimento per migliaia di ragazze e ragazzi della città.

Il percorso avviato dal Comune di Torino, che ha portato all’assegnazione degli spazi a un nuovo soggetto con una progettualità centrata sull’“incubazione di start up”, segna una trasformazione radicale della natura di quello spazio.

Non si tratta di una semplice evoluzione gestionale: si tratta della cancellazione di fatto di un’esperienza decennale che ha rappresentato un modello di eccellenza culturale e sociale, costruito dal basso, capace di coniugare cultura, partecipazione, mutualismo e protagonismo giovanile.

La domanda che come CGIL poniamo al Comune è chiara: qual è la prospettiva per i giovani di Torino?

A questo si aggiunge quella che per noi è una questione centrale: la tutela occupazionale dei 21 lavoratori e lavoratrici del Comala, contrattualizzati con il contratto dei pubblici esercizi, per la maggior parte giovani e a tempo indeterminato. Indipendentemente da quanto previsto dal bando, chiediamo che venga subito garantita la continuità occupazionale perché sarebbe inaccettabile che un cambio di gestione si traducesse in un azzeramento dei posti di lavoro o in un peggioramento delle condizioni contrattuali.

Il Comune non può limitarsi a rivendicare l’esito formale di un bando, quando si interviene su uno spazio pubblico che ha rappresentato un presidio sociale e culturale, è necessario assumersi una responsabilità politica verso la città e verso chi in quello spazio ha lavorato e costruito comunità.

Il futuro dei giovani e la tutela del lavoro non possono essere variabili secondarie dentro operazioni che rischiano di trasformare spazi di cittadinanza in luoghi esclusivamente orientati al mercato. Torino ha bisogno di lavoro stabile e di qualità. Ma ha bisogno anche di cultura, partecipazione e spazi pubblici vivi. Le due dimensioni non sono alternative: devono essere tenute insieme.